Vino: nemico-amico dei denti

Vino: nemico-amico dei denti

Il vino, a causa del suo potere colorante e della sua acidità, non sembra essere un vero amico per i nostri denti. In particolare quello bianco è molto acido, con un pH compreso tra 3 e 4, contribuisce alla demineralizzazione dei tessuti in maniera considerevole, rendendo dunque la superficie del dente più porosa e quindi più soggetta all’attacco dei batteri che provocano la carie, alle sostanze acide che aumentano l’erosione dentale e più suscettibile alla colorazione degli elementi cromogeni presenti nel vino stesso o negli alimenti che si assumono a seguire.
 
Assumere vino spesso e fuori pasto quindi, può causare danni permanenti allo smalto e un notevole aumento della sensibilità dentinale. All’acidità del vino, bisogna inoltre sottolineare l’effetto astringente di alcuni polifenoli come i tannini e la disidratazione dell’alcool che crea secchezza alla bocca.
 
Ma non tutto il Vino viene per nuocere…agli aspetti negativi per fortuna si associano anche quelli positivi: il vino, in particolar modo quello rosso, ha un’incredibile azione battericida verso gli streptococchi, impedisce inoltre la loro adesione allo smalto e di conseguenza la cariorecettività. Alcuni studi dimostrano infatti, come i bevitori di vino, abbiano una minore incidenza delle gengiviti e delle malattie paradontali.

I segreti per un aperitivo sano

L’aperitivo si sa è nemico delle diete, ma tanto gradito da tutti. Cosa consumare dunque per non dimenticarsi anche della buona salute orale? Vino rosso, succhi o long drink, possibilmente senza zucchero. Per accompagnarli: olive nere, formaggi, salmone, alici, noci e crudités. Terminare poi, con un po’ di formaggio, ottimo “antidoto” a base di calcio che remineralizza i tessuti dentali.
 
Qualche spruzzo di Cariex®, subito dopo un bicchiere di Vino innalza immediatamente il pH, prevendo Carie, Erosione Dentale e macchie sui denti.
 
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Bocca infiammata: come spegnere il bruciore

Bocca infiammata: come spegnere il bruciore

A volte è una sensazione che cerchiamo e vogliamo provare: quella piacevole e temporanea sensazione simile ad un leggero bruciore di un bel piatto piccante può essere una tentazione irrinunciabile! Ma cosa sta accadendo, invece, se quel bruciore non è più temporaneo e diventa una fastidiosa condizione cronica?

In questo caso stiamo parlando di stomatopirosi, più comunemente nota anche come sindrome della bocca urente, una condizione cronica o ricorrente che si manifesta con un fastidioso bruciore della bocca. L’infiammazione può interessare tutto il cavo orale: lingua, gengive, labbra, interno delle guance, palato; in alcuni casi può coinvolgere l’interezza della bocca.

Questo disturbo può comparire gradualmente oppure svilupparsi all’improvviso. La sindrome della bocca urente è una condizione che interessa più spesso le donne dopo i cinquant’anni, in menopausa o premenopausa, ma anche gli uomini possono soffrirne.

Può trattarsi di un sintomo collegato ad altre malattie, e spesso non è semplice determinare le cause che lo abbiano scatenato.

Bocca infiammata: i sintomi

La sindrome della bocca urente può presentare una varietà di sintomi, anche se il più comune è la sensazione – talvolta dolorosa – di bruciore alle mucose, localizzato in particolar modo su lingua e palato.

A questo possono aggiungersi altri disturbi, come l’alterazione del gusto: può infatti presentarsi una persistente sensazione di sapore amaro o metallico in bocca, oppure una diminuzione del senso del gusto stesso. Si può verificare anche secchezza delle fauci, con incremento della sete, o ancora possono svilupparsi formicolio, prurito e intorpidimento della bocca e della lingua.

I sintomi possono comparire per brevi periodi, spesso in associazione al consumo di particolari alimenti, oppure per un tempo più lungo.

Le cause della bocca infiammata

Le cause che scatenano il bruciore alla bocca possono essere di vario genere, e provocano un disagio di varia durata.

L’assunzione di cibi piccanti o troppo caldi, per esempio, può dare luogo a un’infiammazione che si risolverà spontaneamente nel giro di qualche minuto o di pochi giorni.  Alcuni alimenti, come il kiwi, l’ananas, gli agrumi o i pomodori (tutti particolarmente acidi) possono irritare le mucose. Inoltre, il bruciore della bocca è solo uno dei molti effetti negativi di cattive abitudini come il fumo.

Più delicata è invece la situazione in cui i sintomi della bocca urente compaiano in seguito all’ingestione di un alimento a cui si potrebbe essere allergici. In questo caso occorre stare molto attenti, perché il bruciore può rappresentare il primo campanello d’allarme per l’insorgenza di una vera e propria reazione allergica. Non sottovalutatene la gravità!

La predisposizione a malattie dell’apparato gastrointestinale come la gastrite cronica o il reflusso gastroesofageo può contribuire allo sviluppo di questa condizione; allo stesso modo, alcune infezioni del cavo orale (ad esempio candidosi, herpes o aftosi) possono manifestarsi con bruciore e secchezza. Questo fastidio può dipendere anche dall’assunzione di determinati farmaci; in questo caso leggere il foglietto illustrativo potrebbe essere utile per spiegarne l’origine.

Malattie endocrine come il diabete o l’ipertiroidismo annoverano, tra i loro sintomi, il bruciore della bocca; allo stesso modo la carenza di alcuni micronutrienti (ferro, zinco, vitamine del gruppo B) può andare a influire sul benessere della mucosa orale.

Un fattore da non sottovalutare è la componente psicologica. Stress, ansia e depressione possono avere un forte impatto psicosomatico, alterando lo stato di salute di tutto l’organismo e arrivando anche a danneggiare il benessere della nostra bocca.

In alcuni casi, purtroppo, non è possibile identificare un fattore scatenante. La bocca è secca, brucia e fa male… ma apparentemente senza motivo.

Quando nessuna delle condizioni che abbiamo elencato si applica, allora parliamo di stomatopirosi primaria. Alcuni studi suggeriscono che la radice del problema si trovi in un funzionamento alterato dei nervi della bocca, tra cui quelli legati al gusto, ma la causa è ancora ignota e oggetto di studio.

Bocca urente

Prenderci cura della nostra bocca è importante, e trascurare la bocca urente può portare a conseguenze fastidiose, dalla difficoltà a mangiare fino ai disturbi del sonno.

Evitare i fattori scatenanti noti (fumo, cibi acidi o piccanti, alimenti troppo caldi) aiuta di certo a limitare l’insorgenza dei sintomi. Anche sopperire alle eventuali carenze nutritive può risolvere il problema, qualora proprio queste carenze siano alla base del problema.

Quando però le cause sono poco chiare, oppure il fastidio non si allevia abbastanza in fretta, è possibile applicare alcuni rimedi per alleviare il sintomo. Il trattamento dipende dall’intensità dei sintomi, e l’effetto potrebbe non essere immediato. Se il bruciore e la secchezza sono il sintomo di un’altra malattia, oppure se il bruciore persiste o peggiora, allora è opportuno rivolgersi a un medico per trattare la condizione in maniera approfondita.

Quando l’entità del disturbo e la sua frequenza sono limitati, gel anestetici a base di lidocaina e sostituti salivari possono contribuire ad alleviare l’infiammazione. Può fornire sollievo anche il caro vecchio “rimedio della nonna” con dei risciacqui a base di acqua e bicarbonato di sodio: le note proprietà antinfiammatorie di quest’ultima sostanza possono aiutare a lenire il dolore.

Cariex® è un prodotto molto indicato per combattere la sindrome della bocca urente: la sua particolare formulazione, a base di bicarbonato, xilitolo e acido ialuronico, fa sì che aderisca facilmente alle mucose rendendo così sufficienti pochi spruzzi per… spegnere l’incendio!

Dalla natura un aiuto contro afte e candida orale

Dalla natura un aiuto contro afte e candida orale

La nostra bocca è un ecosistema incredibile che ospita un gran numero di microorganismi, alcuni amici, altri potenzialmente pericolosi. Quando tutto va bene, il nostro corpo è in grado di mantenere in equilibrio questi nostri “ospiti” impedendo il proliferare di quelli più dannosi. A volte, però, qualcosa non va come dovrebbe: in seguito ad altre malattie, carenze alimentari, assunzione di alcuni farmaci o quando il nostro sistema immunitario è affaticato, l’equilibrio può rompersi. In questo caso la nostra bocca diventa teatro di infezioni e malattie.

Afte e candida orale: cause e sintomi

Afte e candida sono tra le malattie più frequenti del cavo orale. Le prime sono note a tutti: si tratta di fastidiose vescicole rotondeggianti o ovali di colore biancastro, circondate da un anello di tessuto arrossato e infiammato che può causare anche parecchio dolore. Tipicamente si sviluppano sull’interno delle labbra o sulla lingua, ma possono comparire anche sull’interno delle guance o sulle gengive.

Spesso non è semplice identificare la causa scatenante dietro la comparsa di un’afta. Un fattore caratteristico che può portare allo sviluppo di questa fastidiosa infiammazione è lo stress, e le donne tendono a esserne affette più spesso degli uomini. Anche l’assunzione di alcuni alimenti (troppo caldi, piccanti o “croccanti”, oltre a cibi a cui si è allergici), l’abitudine al fumo, alle bevande alcoliche o l’utilizzo di collutori troppo aggressivi possono irritare le nostre mucose. Infine, alcune malattie sistemiche, quindi che coinvolgono l’intero organismo, oltre all’assunzione di determinati farmaci come gli antibiotici o il cortisone, che possono abbassare le difese immunitarie, possono rendere la bocca più soggetta ad afte e infezioni.

La candida orale, invece, è un’infezione scatenata dalla eccessiva proliferazione di un fungo che già si trova naturalmente nel nostro organismo, la Candida albicans.Questo tipo di infezione si caratterizza con delle placchette bianche su lingua, guance e palato; è diffusa soprattutto nei bambini e nei neonati, nota come “mughetto”, ma può colpire anche gli adulti.

Questi disturbi possono richiedere l’intervento di un medico, che potrà prescriverci farmaci specifici (antibatterici, antifungini e antinfiammatori) per alleviare il fastidio e risolvere il problema.

Se il consulto dello specialista è sempre importante per intraprendere una terapia efficace, anche dalla natura e dalle buone abitudini può arrivare un valido aiuto per curare la stomatite e facilitarne la guarigione.

Le buone abitudini

Mantenere in salute la nostra bocca richiede un pizzico di attenzione nella vita di tutti i giorni.

Innanzitutto, è importante tenersi alla larga dai soliti “vizi” che possono danneggiare le mucose del cavo orale. Il fumo è uno dei principali responsabili di infiammazione cronica della bocca, che, col tempo, può portare a malattie più serie.

Le bevande alcoliche, oltre a disidratare le mucose, rendendole più soggette ad afte e ulcere, sono anche ricche di zuccheri: il “cibo” preferito della candida.

La “chiave” della vittoria contro la candida è il corretto pH del cavo orale.

I microorganismi dannosi, come i batteri della Candida albicans, prosperano in un ambiente acido, mentre un pH neutro crea un ambiente sfavorevole alla loro crescita.

Qui gioca un ruolo fondamentale la nostra saliva, che è un potente sistema tampone in grado di riportare, nel giro di poche decine di minuti, il pH della bocca alla neutralità dopo l’assunzione di cibi e bevande, che tendono ad acidificarlo.

Per questo motivo è fondamentale non trascurare l’igiene orale quotidiana: lavarsi i denti dopo ogni pasto facilita il ritorno alla neutralità e permette di eliminare residui di cibo di cui questi microorganismi potrebbero nutrirsi.

Segnate in agenda gli appuntamenti periodici per le visite di controllo con il vostro dentista: una pulizia accurata è alla base di una bocca sana, e i check up periodici possono aiutare a monitorare lo stato di salute della bocca e a identificare eventuali problematiche prima che possano diventare invalidanti.

La salute a tavola

L’alimentazione gioca un ruolo importante nella salute del cavo orale. La candida, ad esempio, banchetta con i cibi ricchi di zuccheri e con i carboidrati in generale. Limitarne l’assunzione può aiutarci a ristabilire il naturale equilibrio in cui vive il microrganismo, rendendo più facile e rapida la guarigione.

Ma non è tutto! Una dieta equilibrata e ricca di vitamine e fibre fa bene a tutto l’organismo. Occhio però a non esagerare con frutta e succhi di frutta: questi alimenti contengono fruttosio, un tipo di zucchero.

Un sistema immunitario più robusto è la nostra prima linea di difesa contro le infiammazioni. Le afte, inoltre, possono essere uno dei primi sintomi di carenze vitaminiche. Se hai questo sospetto, parlane con il tuo medico oppure rivolgiti a un nutrizionista.

Anche l’assunzione di prodotti ricchi di probiotici, come yogurt o bevande, può far bene alla flora batterica intestinale. Se i “batteri buoni” sono in salute, potranno contribuire a mantenere il nostro equilibrio e a combattere la proliferazione di microrganismi dannosi, come la candida oppure i batteri responsabili delle afte.

Un aiuto dalla natura

Qualora la dieta non sia sufficiente a soddisfare le necessità del nostro corpo, possiamo ricorrere all’uso di integratori. In particolar modo integratori a base di zinco possono rivelarsi molto utili per ridurre l’incidenza delle afte orali, rendendone anche più rapida la guarigione.

Le mucose infiammate vanno rinfrescate. Qui possono essere d’aiuto anche i cari vecchi rimedi naturali per trovare sollievo contro il bruciore di candida orale e afte: una semplice soluzione a base di acqua e sale, oppure acqua e bicarbonato può contribuire ad alleviare il dolore e ad accelerare il processo di guarigione. Inoltre, queste soluzioni possono rendere l’ecosistema della bocca meno… accogliente per i microrganismi responsabili delle infezioni.

Cariex®, con la sua ricetta a base di bicarbonato, xilitolo e acido ialuronico, naturalmente presente nelle mucose, interviene per rafforzare l’efficacia della saliva nel mantenere una bocca sana. Grazie alla sua azione rapida, infatti, Cariex® ripristina immediatamente il pH del cavo orale, abbattendo l’acidità e rendendo l’ambiente inadatto alla crescita di microorganismi potenzialmente pericolosi.

La sua azione dura per circa quaranta minuti, dando il tempo alla bocca di regolare il pH e “coprendo” la finestra temporale necessaria alla messa in atto dei meccanismi tampone naturali. La formulazione in spray di Cariex®, comoda da somministrare anche nei pazienti più piccoli, crea inoltre un film protettivo all’interno del cavo orale. I suoi ingredienti naturali agiscono sull’infiammazione, alleviandola e dando immediato sollievo.

Sindrome di Sjogren: cos’è e come si cura

Sindrome di Sjogren: cos’è e come si cura

Una persistente sensazione di secchezza agli occhi e alle mucose della bocca può essere sintomo della sindrome di Sjogren. Scoperta negli anni ‘30 dall’oculista svedese Henrik Sjogren, questa condizione fu associata all’artrite reumatoide in alcune pazienti.

Oggi sappiamo che si tratta di un disordine immunitario caratterizzato da due sintomi comuni, occhi e bocca secchi. La sindrome di Sjogren spesso si accompagna ad altre malattie autoimmuni, come il lupus o l’artrite reumatoide, da cui erano affette le donne studiate dallo scopritore della malattia.

Come in tutte le malattie autoimmuni, il problema insorge nel momento in cui il nostro organismo “attacca” se stesso, perché il sistema immunitario riconosce parti del corpo come agenti esterni dannosi, e quindi da contrastare. Nel caso specifico della sindrome di Sjogren, vengono attaccate in primo luogo le membrane mucose e le ghiandole di occhi e bocca. Questo si traduce in una riduzione della secrezione di lacrime e saliva rispettivamente, il che porta al sintomo più classico della sindrome: la secchezza oculare e della bocca.

Chi colpisce

La sindrome di Sjogren può colpire chiunque a qualsiasi età, ma nella maggior parte dei casi la malattia viene diagnosticata in pazienti con più di quarant’anni. Inoltre la condizione è molto più comune nelle donne, che ne sono colpite con una frequenza nove volte superiore rispetto agli uomini.

Dopo l’artrite reumatoide e il lupus eritematoso sistemico, la sindrome di Sjogren è la malattia reumatica autoimmune più comune. Ha infatti una prevalenza che, secondo diversi studi, oscilla tra lo 0,4% e lo 0,6% della popolazione.

Tra i principali fattori di rischio possiamo trovare l’avere un parente di primo grado con una malattia autoimmune, oppure esserne affetti noi stessi. Questo conferma i primi studi svolti dallo scopritore della malattia, che la collegò all’artrite reumatoide: la sindrome di Sjogren, infatti, compare nel 30-50% delle persone con artrite reumatoide e nel 10-25% dei pazienti affetti da lupus eritematoso sistemico.

Sintomi

I sintomi principali della sindrome di Sjogren interessano occhi e bocca, con una pronunciata secchezza delle mucose. A livello oculare questo si traduce in ridotta produzione di lacrime, con conseguente scarsa lubrificazione dell’occhio.

A livello orale, invece, si verifica la xerostomia, ovvero la secchezza delle fauci. Le caratteristiche di questo disturbo sono numerose: potreste avere la sensazione che il cibo, soprattutto se secco, come pane o cracker, si “incastri” in bocca o in gola (a causa della ridotta lubrificazione delle mucose), oppure un aumento della sete e della necessità di bere durante i pasti per favorire la deglutizione. Inoltre potrebbe verificarsi un’alterazione del senso del gusto, con una frequente sensazione di amaro o metallico in bocca, o ancora infiammazione o intorpidimento della lingua.

La xerostomia può alterare il benessere dell’intero cavo orale, con problemi quali gengiviti, aumento dell’insorgenza di carie e particolare sensibilità a infiammazioni batteriche e fungine. Questa sintomatologia è legata all’insufficiente produzione di saliva.

La saliva, infatti, ricopre un ruolo molto importante nel mantenere l’equilibrio del pH orale. Il cavo orale, infatti, tende ad acidificarsi dopo i pasti; dopo circa quaranta minuti, la saliva riesce a neutralizzare il pH. Se però la saliva viene prodotta in quantità insufficiente, anche questo potere tampone non è abbastanza per riportare la neutralità. Questa costante condizione di acidificazione è dannosa tanto per i denti (che vanno incontro a demineralizzazione, erosione dello smalto, sensibilità e maggior tendenza all’attacco dei microorganismi) che per le mucose (i microorganismi dannosi proliferano in ambiente acido, che può quindi esporci al rischio di carie, stomatiti e micosi come la candida).

Terapia

Al momento non esiste una cura per la sindrome di Sjogren. Tuttavia è possibile intervenire per alleviare i sintomi. Rivolgetevi al vostro medico per ricevere una diagnosi corretta e indicazioni per il migliore trattamento per le vostre esigenze.
Per gli occhi secchi il medico vi potrà prescrivere lacrime artificiali e colliri.

Per alleviare il fastidio della xerostomia può essere utile intervenire sullo stile di vita. Per esempio, il fumo contribuisce a irritare e seccare le mucose orali; smettere di fumare è sicuramente importante per preservare il benessere della bocca (e di tutto l’organismo).

Bere molto può dare sollievo alla sete costante e alla sensazione di secchezza causate dalla sindrome di Sjogren. Attenzione a prediligere bevande non zuccherine o acide (come molte bevande gasate), che potrebbero danneggiare i denti e rendere la bocca più soggetta a infezioni fungine; da evitare alcol e caffè, che possono peggiorare la secchezza delle fauci.

Quando possibile sarebbe bene cercare di respirare dal naso e non dalla bocca. Il naso chiuso a causa di raffreddore o allergia può costringerci a respirare dalla bocca, e il flusso d’aria non fa che peggiorare la secchezza delle mucose. In questo caso provate a utilizzare uno spray salino per liberare il naso e ripristinare la corretta respirazione.

Abbiamo visto come la sindrome di Sjogren renda fondamentale mantenere una corretta igiene orale. Per non incorrere in un aumento del rischio di carie e gengiviti ricordatevi di lavare i denti dopo ogni pasto, senza trascurare l’uso del filo interdentale e le periodiche visite dal vostro dentista. Aggiungete alla vostra routine collutori o spray antibatterici per completare il trattamento. Questi espedienti contribuiscono a mantenere un pH neutro, e quindi una bocca più sana.

La scarsa produzione di saliva, come abbiamo detto, è uno dei principali sintomi della malattia, e ripristinarne la funzionalità è un passo importante per combattere la secchezza orale. Stimolare la produzione di saliva è possibile, utilizzando caramelle o gomme da masticare senza zucchero per non peggiorare il rischio di carie. Quando questo non sia possibile o sufficiente, vi consigliamo di utilizzare dei sostituti salivari: svolgendo il ruolo di “saliva artificiale”, questi prodotti sono più efficaci dell’acqua nel ripristinare la corretta idratazione delle mucose grazie alla presenza, tra i loro componenti, di molecole che favoriscono una lubrificazione di più lunga durata.

In quest’ottica Cariex® può essere di grande aiuto: questo spray dentale, infatti, è progettato per aderire alle mucose e arrecare immediato sollievo dal fastidio della secchezza delle fauci. Grazie al bicarbonato presente nella sua formulazione, Cariex® aiuta a ripristinare il pH della bocca limitando l’insorgenza di carie; lo xilitolo svolge invece una funzione antibatterica e antinfiammatoria. L’acido ialuronico, infine, migliora l’idratazione delle mucose e ne favorisce la guarigione.

Utilizzare Cariex® dopo ogni pasto permette di abbattere istantaneamente l’acidità della bocca. Svolgendo un ruolo di sostituto salivare, inoltre, Cariex® contribuisce a ripristinare il pH neutro del cavo orale, rendendo così la nostra bocca più sana e forte contro le infezioni.

Il 93% delle bevande sono dannose per i denti

Il 93% delle bevande sono dannose per i denti

Negli ultimi anni il consumo di bibite e bevande ha avuto un drastico aumento, ma soprattutto è la frequenza di consumo da parte di bambini, adolescenti e giovani adulti che hanno portato ad evidenziare un aumento esponenziale dell’erosione dentale.

L’erosione dentale è la dissoluzione acida irreversibile della struttura superficiale del dente che avviene con mezzi chimici e in assenza di microrganismi, quando il pH del cavo orale scende a meno di 4,0.

In un recente studio, pubblicato negli USA sulla rivista “The Journal of the American Dental Association”, è stato valutato il pH di 379 bevande commercialmente disponibili quali: bibite gassate, succhi di frutta, bevande energetiche, bibite per sportivi, tè, etc. Lo scopo era determinare il potenziale erosivo delle bevande, considerando il pH acido, il fattore primario determinante dell’erosione dentale.

Il risultato della ricerca ha evidenziato che il 93% delle bevande (354 su 379) ha un pH sotto il valore di 4,0.

Di queste il 39% (149 su 379) sono state classificate estremamente erosive, il 54% (205 su 379) erosive e solamente il 7% (25 su 379), valutate bevande minimamente erosive.

Perchè le bevande sono acide?

Gli acidi vengono usualmente aggiunti alle bevande per conferire il cosiddetto profilo aromatico che attribuisce alla bevanda un sapore caratteristico. Gli acidi forniscono un sapore aspro e piccante che aiuta a bilanciare la dolcezza dello zucchero presente nella bevanda; sono fattori chiave nel gusto della bevanda.

L’acido fosforico è aggiunto alle bevande della cola per conferire asprezza, ridurre la crescita di batteri e funghi e migliorare la durata di conservazione.

L’acido citrico, una sostanza presente naturalmente nelle bevande agli agrumi e aggiunta a molti altri, conferisce un sapore piccante e funziona come conservante.

L’acido malico si trova naturalmente nelle mele, nelle pere e nelle ciliegie e viene aggiunto a molte bevande non carbonate, come bevande alla frutta, succhi fortificati, bevande per sportivi e tè ghiacciati perché esalta il sapore intrinseco. L’acido malico viene anche aggiunto per addolcire artificialmente bevande gassate per intensificare il gusto e ridurre la quantità di altri aromi aggiunti. Questi additivi conferiscono alla bevanda il suo caratteristico sapore zuccherino e acido.

Bevande acide: attenzione ai bambini!

La letteratura ha evidenziato la prevalenza dell’erosione nei bambini (tra il 10% e oltre l’80%). Si ritiene che i denti da latte siano maggiormente suscettibile all’erosione, rispetto alla dentatura permanente, in quanto lo smalto è più sottile e meno mineralizzato.
Bocca acida e alitosi: scoprirle per prevenirle e curarle

Bocca acida e alitosi: scoprirle per prevenirle e curarle

Senza il prezioso contributo della saliva, la salute della nostra bocca sarebbe in serio pericolo. Questo fluido prodotto dalle ghiandole salivari, infatti, è importantissimo per preservare il benessere del cavo orale. Ci permette di mantenere idratate mucose, gengive e lingua; ci aiuta a percepire correttamente i sapori; rimuove i residui di cibo e, soprattutto, combatte l’eccessiva proliferazione dei microorganismi che vivono naturalmente all’interno della bocca mantenendo il cavo orale a un pH neutro.
Quando però non siamo in grado di produrre abbastanza saliva, la nostra bocca può non giovarsi del potere tampone di questa sostanza andando incontro a un aumento dell’acidità. Questa situazione può comportare alcuni disturbi sgradevoli o addirittura pericolosi per la nostra salute.

Un cavo orale dal pH troppo basso, e quindi acido, rappresenta un rischio per i denti, che vanno incontro a demineralizzazione e diventano più sensibili e fragili, ma anche per gengive e mucose. In presenza di un pH acido, infatti, i microorganismi che causano disturbi quali carie, afte e micosi proliferano.

Cosa succede quando la bocca diventa acida

Uno dei sintomi a cui prestare attenzione è facile da riconoscere. L’alito cattivo, o alitosi, è tra i primi segnali di uno squilibrio nel pH della bocca. Si tratta di una condizione che può essere fonte di imbarazzo, ma per fortuna è spesso risolvibile. Nel caso di acidità del cavo orale, questo fastidioso disagio è causato dalla proliferazione dei batteri. Questi microorganismi si nutrono di zuccheri e carboidrati, e i loro prodotti di scarto sono ricchi di sostanze acide, che vanno ad acidificare ulteriormente l’ambiente. Una scarsa produzione di saliva implica una ridotta efficacia nel suo ruolo di tampone dell’acidità e quindi di controllo della popolazione batterica, che, crescendo fuori controllo, può esporci al rischio di carie.

Quest’ultimo è un altro pericolo da fronteggiare quando il pH del cavo orale diventa troppo basso. I nostri denti, infatti, sono coperti da uno strato composto da un materiale estremamente resistente, lo smalto. Duro e robusto, lo smalto è però sensibile agli acidi, che possono danneggiarne la superficie limitandone la funzione protettiva. Una bocca con un pH inferiore a 5.5 sarà abbastanza acida da causare erosione dello smalto, esponendo così il dente all’attacco dei microorganismi dannosi. Quando l’erosione arriva ad assottigliare o perforare lo smalto, è possibile andare incontro alla carie.

Come capire se il pH della bocca è acido

Alcuni campanelli d’allarme sono facilmente riconoscibili: la saliva acida tende infatti a essere associata a una sensazione di amaro in bocca. Se la situazione si protrae abbastanza a lungo, potremmo cominciare ad avvertire un aumento della sensibilità dentale al caldo e al freddo.

Il sintomo più frequente di un cavo orale acidificato, come abbiamo visto, è l’alitosi dovuta a proliferazione batterica. Questa può manifestarsi con una patina bianca facilmente riconoscibile sulla lingua.

Cosa possiamo fare, quindi?

Il ruolo dell’alimentazione

Mantenere un buon equilibrio nel pH della bocca è essenziale per impedire l’eccessiva proliferazione di batteri potenzialmente pericolosi, favorendo invece la presenza di quelli più utili, come ad esempio i probiotici, che ci aiutano nella digestione e contribuiscono a proteggere denti e gengive.
A questo scopo, una dieta equilibrata è di grande importanza per assicurarci che la nostra saliva non diventi troppo acida.

Alcuni cibi, come le bevande zuccherate, i dolciumi e i carboidrati più semplici, possono essere responsabili di un aumento dell’acidità del cavo orale e vanno quindi evitati o limitati.

Il pH può variare in maniera drastica a seconda degli alimenti che consumiamo. Gli agrumi, per esempio, tendono ad abbassarlo rapidamente. La saliva può contribuire a neutralizzare il pH grazie alla sua azione tampone, dovuta alla composizione chimica ricca di bicarbonato, ma un consumo prolungato di tali cibi può portare a una persistente acidità della saliva, con effetti dannosi sulla salute orale.

Come correre ai ripari

Se prestare la giusta attenzione alla nostra dieta è senz’altro un ottimo punto di partenza per assicurarci che il pH della nostra bocca rimanga stabile, è importante non trascurare una corretta igiene orale. Lavarsi i denti dopo ogni pasto, utilizzando anche filo interdentale e prodotti per risciacqui orali, ci permette di rimuovere eventuali residui di cibo che potrebbero far gola ai batteri più nocivi. Inoltre contribuiamo al potere tampone della saliva, facilitando il ritorno alla neutralità.

Cariex® non può mancare nella miglior routine di igiene orale di tutti i giorni. Questo spray dentale muco-adesivo è progettato per riequilibrare il pH della bocca grazie alla sua composizione a base di sostanze naturali, come il Bicarbonato e lo Xilitolo. La sua formulazione in spray lo rende di facile e rapido utilizzo, un comodo aiuto da affiancare allo spazzolino. Grazie al suo potere preventivo nei confronti dell’acidosi, Cariex® è una prima linea di difesa contro l’erosione dentale, l’alitosi e tutte le infezioni batteriche che possono derivare da un pH orale troppo acido. La sua azione rapida permette di ripristinare la neutralità del pH orale immediatamente dopo l’utilizzo e fino a quaranta minuti. Trascorso questo tempo, la saliva svolgerà il suo naturale ruolo di sistema tampone. Utilizzare Cariex® permette di evitare i picchi di acidità, mantenendo il pH orale costantemente neutro, e quindi la nostra bocca sempre sana.