pH orale, saliva e rischio cariogeno: il ruolo dell’igienista dentale nella prevenzione quotidiana
La prevenzione orale non termina con la seduta professionale. Una parte importante del lavoro dell’igienista dentale consiste nell’aiutare il paziente a comprendere ciò che accade nel cavo orale durante la giornata e a trasformare le indicazioni ricevute in comportamenti sostenibili nel tempo.
Tra i fattori da considerare rientrano alimentazione, frequenza di pasti e snack, consumo di bevande zuccherate o acide, caratteristiche della saliva, esposizione al fluoro, presenza di biofilm e abitudini di igiene orale.
In questo contesto, saliva e variazioni del pH orale rappresentano due elementi importanti nella valutazione complessiva del rischio cariogeno ed erosivo, pur non potendo essere considerati isolatamente. La carie, infatti, è una patologia multifattoriale e il rischio individuale deriva dall’interazione di numerosi fattori biologici e comportamentali.
Perché pH e saliva interessano l’igienista dentale
Nel corso della giornata l’ambiente orale è sottoposto a variazioni continue.
Dopo il consumo di carboidrati fermentabili, i microrganismi presenti nel biofilm possono metabolizzare gli zuccheri e produrre acidi, determinando una diminuzione locale del pH. La saliva contribuisce successivamente al recupero dell’equilibrio attraverso diluizione, clearance e capacità tampone.
Il fenomeno non va però interpretato semplicemente come un’alternanza tra un generico “pH acido” e un “pH neutro”. Ciò che avviene a livello del biofilm e dell’interfaccia tra placca e superficie dentale è più complesso e dipende anche dalla frequenza delle esposizioni, dalla composizione del biofilm, dalla disponibilità di minerali e dalle caratteristiche individuali della saliva.
Per l’igienista dentale diventa quindi interessante non soltanto chiedere al paziente cosa mangia, ma anche quanto frequentemente mangia o beve durante la giornata.
Il ruolo protettivo della saliva
La saliva rappresenta uno dei principali sistemi naturali di protezione del cavo orale.
Oltre alla lubrificazione dei tessuti, partecipa alla diluizione e rimozione di zuccheri e acidi, possiede sistemi tampone – tra cui quello bicarbonato – ed è fonte di calcio, fosfato e altri componenti coinvolti nell’equilibrio tra demineralizzazione e remineralizzazione.
Contribuisce inoltre alla formazione della pellicola acquisita, che rappresenta un’ulteriore barriera nei confronti delle aggressioni acide.
La letteratura attribuisce alla saliva un ruolo particolarmente importante anche nella protezione dall’erosione dentale: neutralizzazione e clearance degli acidi, capacità tampone, formazione della pellicola e disponibilità di substrati minerali concorrono a limitare gli effetti dell’esposizione acida sulle superfici dentali.
La sua funzione va quindi valutata nel complesso: un singolo valore di pH salivare non è sufficiente, da solo, a definire il rischio di carie di un paziente.
Cosa succede dopo zuccheri e carboidrati
La frequenza delle esposizioni ai carboidrati fermentabili riveste un ruolo importante nella gestione preventiva.
Dopo la loro assunzione, la produzione di acidi da parte del biofilm può determinare una temporanea diminuzione del pH. La saliva interviene attraverso i propri sistemi di controllo, contribuendo progressivamente alla neutralizzazione degli acidi e al recupero delle condizioni dell’ambiente orale.
Se gli episodi si ripetono frequentemente durante la giornata – ad esempio con snack continui, bevande zuccherate sorseggiate a lungo o consumo frequente di alimenti tra i pasti – aumenta il numero delle esposizioni acidogene.
È quindi utile spostare parte del counseling da “quanto zucchero consumi?” a “quante volte durante la giornata esponi i denti a zuccheri e acidi?”.
È un cambiamento apparentemente piccolo, ma può aiutare il paziente a comprendere meglio il rapporto tra le proprie abitudini quotidiane e la salute orale.
Carie ed erosione dentale: perché non sono la stessa cosa
Carie ed erosione possono entrambe comportare perdita minerale dei tessuti dentali, ma hanno meccanismi differenti.
Nella carie dentale, l’acidificazione è legata all’attività metabolica del biofilm in presenza di carboidrati fermentabili.
L’erosione dentale è invece una perdita chimica dei tessuti duri causata da acidi non di origine batterica. Possono essere estrinseci, come quelli presenti in alcuni alimenti e bevande, oppure intrinseci, ad esempio in caso di frequente esposizione agli acidi gastrici.
La distinzione è importante anche durante il counseling: un paziente con elevato consumo di soft drink, succhi o sport drink presenta problematiche diverse rispetto a un paziente con frequenti esposizioni agli acidi prodotti dal biofilm, pur potendo naturalmente coesistere più fattori di rischio.
Cosa può indagare l’igienista durante l’anamnesi
La seduta di igiene professionale rappresenta un momento privilegiato per individuare comportamenti che il paziente spesso non associa alla propria salute orale.
Può essere utile approfondire, ad esempio:
- frequenza di pasti, snack e bevande durante la giornata;
- consumo abituale di bevande zuccherate, gassate, energy drink o alimenti particolarmente acidi;
- abitudine a sorseggiare bevande per periodi prolungati;
- eventuale sensazione ricorrente di bocca secca;
- farmaci o condizioni riferite dal paziente che possono modificare la salivazione;
- episodi frequenti di reflusso o rigurgito acido;
- presenza di apparecchi ortodontici o altre condizioni che rendono più complessa l’igiene;
- possibilità reale di utilizzare spazzolino e dentifricio dopo i pasti durante lavoro, scuola o spostamenti.
L’obiettivo non è aggiungere una lunga serie di divieti, ma individuare insieme al paziente quali abitudini abbiano il maggiore impatto e quali siano realisticamente modificabili.
La prevenzione tra una seduta e l’altra
Uno degli aspetti più delicati del lavoro preventivo è l’aderenza.
Il paziente può conoscere perfettamente le corrette tecniche di igiene orale, ma la quotidianità presenta situazioni nelle quali non è sempre possibile metterle immediatamente in pratica: pranzo fuori casa, lavoro, scuola, viaggi, attività sportiva o semplicemente uno snack durante la giornata.
Per questo il ruolo dell’igienista non si limita alla seduta, ma comprende la costruzione di una routine domiciliare personalizzata e sostenibile.
Accanto a spazzolamento con dentifricio fluorato, igiene interdentale, controllo della frequenza delle esposizioni e regolari visite professionali, possono essere valutati strumenti complementari in relazione alle caratteristiche del singolo paziente.
Cariex® e pH salivare: cosa dice la ricerca
Proprio sul rapporto tra assunzione di carboidrati e pH salivare è stato condotto uno studio su Cariex®, pubblicato nel Journal of Clinical Dentistry.
Lo studio di Abbate, Levrini e Caria ha coinvolto 50 adulti sani. Dopo uno sciacquo con una soluzione di glucosio al 10%, il pH salivare è stato monitorato per 40 minuti. In una seconda sessione è stata ripetuta la stessa procedura aggiungendo tre erogazioni dello spray mucoadesivo Cariex®, a base di bicarbonato di sodio e xilitolo.
Senza lo spray è stata osservata una significativa diminuzione del pH dopo lo sciacquo glucosato. Con l’applicazione di Cariex®, il tempo trascorso con valori di pH inferiori a 6 è risultato significativamente ridotto e durante i 40 minuti di osservazione è stato registrato un progressivo aumento del pH salivare.
Gli autori concludono che l’applicazione dello spray contenente bicarbonato è stata in grado, nelle condizioni sperimentali dello studio, di contrastare la diminuzione del pH salivare conseguente all’esposizione al glucosio.
Per una corretta interpretazione professionale è però importante precisare un punto: lo studio valuta l’effetto sul pH salivare, non dimostra direttamente una riduzione dell’incidenza di carie o erosione nel lungo periodo.
È una distinzione importante quando si trasferisce l’evidenza scientifica alla pratica quotidiana.
Come inserire Cariex® nella routine del paziente
Cariex® è uno spray orale mucoadesivo la cui formulazione attuale contiene bicarbonato, xilitolo e acido ialuronico. Il prodotto è pensato per supportare il riequilibrio del pH orale e può essere inserito nella normale routine quotidiana.
Non sostituisce naturalmente spazzolino, dentifricio fluorato, igiene interdentale né le indicazioni dell’odontoiatra o dell’igienista dentale.
Può invece rappresentare uno strumento complementare da valutare soprattutto nei momenti della giornata in cui il paziente è esposto ad alimenti o bevande e non può procedere immediatamente alla normale igiene orale.
Ed è proprio qui che torna centrale il ruolo del professionista: non semplicemente consigliare un prodotto, ma inserirlo, quando appropriato, all’interno di un programma preventivo coerente con il profilo di rischio e le reali abitudini del paziente.
Dalla conoscenza alla prevenzione quotidiana
Saliva, biofilm, alimentazione e frequenza delle esposizioni interagiscono continuamente nel determinare l’ambiente orale.
Per l’igienista dentale conoscere queste dinamiche significa poter trasformare l’anamnesi e la seduta professionale in un’occasione di educazione più personalizzata.
La prevenzione più efficace è infatti quella che riesce a proseguire anche fuori dallo studio, attraverso comportamenti che il paziente comprende, accetta e riesce realmente a integrare nella propria quotidianità.
Bibliografia
Abbate GM, Levrini L, Caria MP. Salivary pH after a glucose rinse: effect of a new mucoadhesive spray (Cariex) based on sodium bicarbonate and xylitol. J Clin Dent. 2014;25(4):71-75. PMID: 26054182.
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