Home » Xerostomia e iposalivazione: valutazione clinica e gestione del paziente odontoiatrico

Xerostomia e iposalivazione sono condizioni frequenti nella pratica odontoiatrica, soprattutto nei pazienti anziani, politrattati farmacologicamente, con patologie sistemiche o sottoposti a terapie oncologiche.

Per odontoiatra e igienista dentale, riconoscere precocemente una riduzione della funzione salivare è importante non solo per migliorare il comfort del paziente, ma anche per impostare una strategia preventiva mirata nei confronti di carie, alterazioni delle mucose, candidosi orale, difficoltà funzionali e deterioramento della qualità di vita.

Il primo passaggio è però distinguere due concetti spesso utilizzati come sinonimi.

Xerostomia e iposalivazione: due condizioni diverse

La xerostomia è la percezione soggettiva di avere la bocca secca.

L’iposalivazione o ipofunzione salivare indica invece una riduzione oggettivamente misurabile del flusso salivare.

Un paziente può quindi riferire una marcata sensazione di secchezza pur presentando valori di flusso salivare non severamente ridotti; al contrario, una riduzione della secrezione può non essere percepita immediatamente come xerostomia.

La valutazione professionale dovrebbe quindi integrare sempre:

  • sintomi riferiti dal paziente;
  • anamnesi medica e farmacologica;
  • esame clinico del cavo orale;
  • eventuale misurazione del flusso salivare;
  • presenza di fattori di rischio sistemici o terapeutici.

Per una spiegazione generale destinata al paziente è disponibile anche la guida su xerostomia e bocca secca.

L’anamnesi è il primo strumento diagnostico

Una domanda generica come “ha la bocca secca?” può non essere sufficiente.

È utile indagare se il paziente:

  • sente la necessità di bere frequentemente durante il giorno;
  • tiene acqua vicino al letto durante la notte;
  • ha difficoltà a mangiare alimenti asciutti;
  • avverte difficoltà nella deglutizione o nella fonazione;
  • riferisce alterazioni del gusto;
  • presenta bruciore orale;
  • percepisce saliva particolarmente viscosa o filante;
  • ha sviluppato recentemente un aumento insolito delle lesioni cariose;
  • lamenta difficoltà nell’utilizzo di protesi rimovibili.

Particolare attenzione va riservata all’anamnesi farmacologica.

Numerosi farmaci possono contribuire alla percezione di secchezza orale o alla riduzione della secrezione salivare. Nei pazienti anziani è inoltre frequente la politerapia: una recente revisione sistematica e meta-analisi ha rilevato un’associazione significativa tra polifarmacoterapia e dry mouth negli adulti più anziani.

La terapia farmacologica non deve naturalmente essere modificata autonomamente dal professionista odontoiatrico o dal paziente: quando si sospetta un’origine farmacologica, è indicato il confronto con il medico prescrittore.

Cosa osservare clinicamente

Alcuni segni possono suggerire una compromissione della funzione salivare:

  • mucose asciutte o poco lubrificate;
  • saliva scarsa, viscosa o schiumosa;
  • difficoltà nella formazione del pool salivare sul pavimento orale;
  • lingua asciutta, fissurata o depapillata;
  • cheilite angolare;
  • aumento rapido delle lesioni cariose, soprattutto cervicali e radicolari;
  • candidosi orale ricorrente;
  • irritazioni o ulcerazioni associate alle protesi;
  • difficoltà nella masticazione o nella deglutizione.

La relazione tra ridotta funzione salivare e candidosi merita particolare attenzione. Una revisione sistematica con meta-analisi ha evidenziato nei pazienti xerostomici una maggiore probabilità sia di crescita di Candida sia di candidosi orale manifesta rispetto ai controlli, pur sottolineando l’eterogeneità degli studi disponibili.

Valutare il flusso salivare

Quando indicato, la misurazione del flusso salivare può aggiungere un dato oggettivo alla valutazione clinica.

La saliva intera non stimolata – UWS, Unstimulated Whole Saliva – è uno dei parametri maggiormente utilizzati.

Un flusso non stimolato ≤0,1 mL/min viene comunemente utilizzato come riferimento per una marcata ipofunzione salivare ed è anche incluso nei criteri utilizzati nella valutazione della sindrome di Sjögren.

Il valore non va però interpretato isolatamente.

La secrezione salivare varia in relazione a numerosi fattori, tra cui:

  • momento della giornata;
  • idratazione;
  • farmaci;
  • età;
  • sesso;
  • stimolazione;
  • condizioni sistemiche.

È stato dimostrato, per esempio, che l’orario della raccolta può modificare significativamente il risultato della misurazione della saliva non stimolata.

Per il professionista è quindi più utile considerare la sialometria come parte di una valutazione complessiva, piuttosto che affidarsi a un singolo valore soglia.

Quali pazienti richiedono particolare attenzione?

Paziente anziano e polifarmacoterapia

L’età di per sé non implica necessariamente una grave riduzione della funzione salivare. Il quadro clinico può però diventare più complesso per la presenza contemporanea di patologie sistemiche e farmaci potenzialmente xerogeni.

In questi pazienti la comparsa di nuova carie cervicale o radicolare, difficoltà alimentari, alterazioni del gusto o candidosi ricorrente dovrebbe indurre a valutare anche la componente salivare.

Sindrome di Sjögren

La sindrome di Sjögren è una patologia autoimmune in cui il coinvolgimento delle ghiandole esocrine può determinare una marcata compromissione della secrezione salivare.

Una recente revisione sistematica e meta-analisi ha evidenziato nei pazienti con Sjögren un aumento significativo del rischio di numerose manifestazioni orali, tra cui candidosi, disfagia, alterazioni del gusto, stomatite e maggiore esperienza di carie.

Nella pratica odontoiatrica possono rappresentare segnali da approfondire:

  • xerostomia persistente;
  • contemporanea secchezza oculare;
  • carie rapidamente progressive o in sedi inconsuete;
  • candidosi ricorrente;
  • difficoltà nella deglutizione;
  • marcata riduzione del flusso salivare.

Il professionista odontoiatrico può quindi avere un ruolo importante nell’intercettazione del quadro e nell’invio del paziente al medico per gli approfondimenti diagnostici appropriati.

Paziente sottoposto a radioterapia testa-collo

La radioterapia che interessa le ghiandole salivari può provocare una compromissione della secrezione anche importante e persistente.

Questi pazienti richiedono una gestione preventiva particolarmente rigorosa, con monitoraggio della carie, supporto alla funzione orale e collaborazione multidisciplinare. La letteratura continua tuttavia a evidenziare una qualità non uniforme delle prove disponibili per molte strategie di trattamento della xerostomia radio-indotta.

Perché l’iposalivazione modifica il rischio odontoiatrico

La saliva svolge numerose funzioni protettive:

  • clearance di zuccheri e residui alimentari;
  • diluizione degli acidi;
  • capacità tampone, in particolare attraverso il bicarbonato;
  • trasporto di calcio e fosfato;
  • lubrificazione delle mucose;
  • supporto alla deglutizione;
  • partecipazione ai sistemi di difesa del cavo orale.

Una riduzione significativa del flusso salivare può quindi alterare l’equilibrio dell’ambiente orale.

Per approfondire specificamente il rapporto tra saliva, pH e rischio cariogeno, consulta l’articolo professionale pH orale, saliva e rischio cariogeno: il ruolo dell’igienista dentale.

Gestione del paziente: non esiste una soluzione unica

La gestione deve partire dalla causa e dalla funzione salivare residua.

1. Correggere i fattori modificabili

Quando possibile:

  • ottimizzare l’idratazione;
  • ridurre abitudini che aumentano la secchezza;
  • valutare la respirazione orale;
  • identificare eventuali prodotti irritanti;
  • discutere con il medico eventuali farmaci potenzialmente coinvolti.

2. Stimolare la saliva residua

Quando le ghiandole conservano una funzione sufficiente, può essere utile favorire la stimolazione attraverso la masticazione, per esempio con gomme senza zucchero.

Esistono inoltre farmaci sialogoghi, come la pilocarpina e altri agonisti colinergici, che richiedono però valutazione e prescrizione medica.

3. Utilizzare sostituti salivari

Quando la stimolazione non è sufficiente o il paziente necessita di maggiore comfort, possono essere impiegati sostituti salivari.

Spray, gel e altre formulazioni hanno prevalentemente un’azione umettante e lubrificante e il loro effetto è generalmente temporaneo.

Una umbrella review pubblicata nel 2025 ha evidenziato come le prove disponibili sulle diverse strategie per la xerostomia siano ancora eterogenee e spesso di qualità metodologica limitata; i prodotti topici mostrano soprattutto un beneficio palliativo o stimolante di breve durata.

Per approfondire: Sostituti salivari: cosa sono, quando servono e come scegliere.

4. Rafforzare la prevenzione odontoiatrica

La gestione della xerostomia non può limitarsi al sollievo della sensazione di secchezza.

Nel paziente a rischio diventa centrale il controllo di:

  • biofilm;
  • esposizione frequente agli zuccheri;
  • utilizzo appropriato di fluoruri;
  • lesioni cariose iniziali;
  • superfici radicolari esposte;
  • mucose;
  • protesi;
  • segni di candidosi.

Nella sindrome di Sjögren le linee guida per la prevenzione della carie raccomandano fortemente l’utilizzo di fluoruri topici nei pazienti con bocca secca; altre strategie possono essere considerate in base al rischio individuale.

Il ruolo dell’igienista dentale

L’igienista dentale può avere un ruolo particolarmente importante nel follow-up del paziente xerostomico.

Durante i richiami è possibile:

  • monitorare l’evoluzione della secchezza;
  • verificare eventuali variazioni farmacologiche;
  • controllare biofilm e nuove lesioni cariose;
  • rinforzare le istruzioni domiciliari;
  • valutare abitudini alimentari e frequenza degli zuccheri;
  • verificare la tollerabilità dei prodotti utilizzati;
  • intercettare candidosi, irritazioni o lesioni delle mucose;
  • adattare la frequenza dei richiami al rischio individuale.

Il paziente con iposalivazione significativa dovrebbe quindi essere gestito secondo un approccio preventivo e longitudinale, non soltanto quando compaiono nuovi sintomi.

Cariex® nella gestione della xerostomia

Cariex® è uno spray orale mucoadesivo, dispositivo medico CE, formulato con bicarbonato di sodio, xilitolo e acido ialuronico e utilizzabile come sostituto salivare nei pazienti con xerostomia.

La formulazione permette di associare l’azione umettante e mucoadesiva al supporto del riequilibrio del pH orale.

Cariex® è stato valutato anche in pazienti con sindrome di Sjögren.

In uno studio prospettico condotto presso la Dental School dell’Università di Torino, 24 pazienti sono stati suddivisi in tre gruppi: terapia parodontale associata a Cariex®, Cariex® da solo e sola terapia parodontale.

Il flusso salivare è aumentato nei tre gruppi, ma la differenza è risultata statisticamente significativa nei gruppi che utilizzavano Cariex®, da solo o associato alla terapia parodontale. Gli autori hanno tuttavia sottolineato la natura esplorativa dello studio e la necessità di studi randomizzati e controllati su popolazioni più ampie.

Per le indicazioni relative al prodotto è disponibile la pagina Cariex® e xerostomia.

Dal sintomo al percorso di prevenzione

La xerostomia non dovrebbe essere considerata esclusivamente un problema di comfort.

Per odontoiatra e igienista dentale può rappresentare un indicatore clinico utile per identificare pazienti con un profilo di rischio modificato.

Una gestione efficace richiede quindi:

anamnesi → valutazione clinica → eventuale misurazione della funzione salivare → individuazione della causa → strategie di stimolazione o sostituzione → prevenzione odontoiatrica → follow-up.

È questa integrazione, più che il singolo prodotto utilizzato, a permettere una gestione razionale del paziente con xerostomia o iposalivazione.

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